Il Crocifisso del Tempio è tornato a casa dopo il restauro, domenica 22 ottobre la festa

Il Tempio del Donatore festeggia il ritorno “a casa” del suo Crocifisso rinascimentale, dopo un accurato intervento di restauro che ha permesso di scoprire l’importanza di un’opera. Domenica 22 ottobre la festa per il rientro del Crocifisso con la santa messa alle 11, la benedizione dell’opera, il saluto delle istituzioni e le visite guidate con i volontari ODV Tempio Internazionale del Donatore fino alle 17.00.

 

 

Dopo oltre un anno di studio e restauro, il Crocifisso ligneo di scuola veneziana del XV secolo è tornato a casa, nel Tempio Internazionale del Donatore di Pianezze di Valdobbiadene (TV). I risultati del progetto di recupero dell’opera, ricollocata al suo posto, sono stati presentati venerdì nella sede di Avis Regionale del Veneto. Un’anteprima a cui fa seguito la cerimonia al Tempio con le visite guidate sul posto.

 

L’intervento di restauro, avviato nel marzo 2022 e terminato a settembre 2023, è stato proposto dall’ODV Tempio Internazionale del Donatore e realizzato grazie al contributo messo a disposizione da FAI e Intesa Sanpaolo e al coinvolgimento di associazioni e aziende partner, nell’ambito del X censimento “I Luoghi del Cuore” 2020 che ha visto il Tempio al primo posto nella classifica regionale del Veneto con 7.419 voti raccolti. L’elevato numero di preferenze ha consentito l’inserimento del restauro del suo Crocifisso nel bando 2021 con accesso ai fondi economici che hanno finanziato il progetto con un intervento complessivo del valore di 22.643 euro di cui 12.114 euro messi a disposizione da FAI e Intesa Sanpaolo. A dare il loro apporto anche le 6 associazioni del dono Avis Nazionale, FRATRES Nazionale, Avis Regionale Veneto, Avis Provinciale Treviso, Fidas Regionale Veneto, Aido Nazionale, l’azienda locale Veneto Vetro e l’emittente Valdo TV.

 

Il restauro, curato dalla dottoressa Valentina Piovan restauratrice e storica dell’arte padovana, si è concentrato su interventi di consolidamento strutturale, pulitura e recupero del Crocifisso. Nel gruppo di lavoro i funzionari Luca Maioli e Monica Pregnolato della Cura scientifica e Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso. Mentre la consulenza storico-artistica e tecnica è stata fornita da Luca Mor e Angelo Pizzolongo. A curare le indagini scientifiche e fisiche Davide Bussolari; le analisi chimiche Stefano Volpin.

Il Crocifisso (che misura cm h133,5×132,5×33 cm) è stato realizzato nel pieno del Quattrocento, è in legno di tiglio e porta la firma di una maestranza veneziana, indubbiamente un abile intagliatore. La mano accurata dell’autore emerge nella particolare attenzione che ha rivolto alla rappresentazione della sofferenza attraverso l’espressione del volto, i dettagli anatomici e la postura del corpo dolente in croce. Il volto è smagrito con la bocca aperta da cui si intravvedono lingua e denti, nella rappresentazione evidente del dolore. Proprio il volto ha restituito un elemento di sorpresa che ha completamente cambiato la visione dell’opera, rimuovendo tutti gli strati, comprese le stuccature, il Cristo è apparso con gli occhi aperti nel momento in cui sta spirando e non con gli occhi chiusi come risultava prima del restauro.

 

«Abbiamo di fronte una scultura lignea superstite di età rinascimentale, proveniente dall’entroterra veneto, ancora foriero di tesori sconosciuti quanto preziosi» commenta la restauratrice Valentina Piovan «questo complesso intervento ha permesso il recupero di un manufatto antico quanto inaspettato, dalla storia conservativa lunga più di seicento anni».

Le indagini diagnostiche, fisiche e chimiche sono state fondamentali per acquisire specifiche informazioni sulla tecnica esecutiva e per identificare i componenti pittorici, originali e non del Crocifisso. Tutte le informazioni acquisite si sono rivelate estremamente utili per documentare le molteplici ridipinture successive.  Dopodiché il Crocifisso è stato sottoposto a una radiografia digitale RX, eseguita da Davide Bussolari (ditta Diagnostica per l’Arte Fabbri di Modena) che ha permesso di scoprire le parti interne individuando gli elementi costruttivi e i chiodi presenti. Le analisi microstratigrafiche hanno invece mappato il film pittorico evidenziando la tecnica e la sovrapposizione dei materiali aggiunti con i vari interventi di restauro.

In questi mesi è stato eseguito un complesso lavoro di recupero, procedendo per aggiunta e sottrazione.

«Le mani e i piedi del Cristo erano in parte mutili ma ora, dopo il restauro, sono visibili nella loro completezza grazie all’aggiunta di dita sagomate adeguate alle dimensioni e dalla forma contratta suggerita dalle porzioni originali, togliendo i rifacimenti di dita che erano state fatte in passato con delle protesi piuttosto grossolane. La capigliatura, invece, è trattenuta da una corona intrecciata di spine, in origine con aculei in legno innestati negli appositi piccoli fori ad incastro, ora sostituiti con listelli lignei sagomati» rileva la dottoressa Piovan.

Particolarmente delicato il lavoro di rimozione fino a sei strati tra stesure di colore e stuccature che in diversi momenti storici sono andate a coprire la preparazione e la pigmentazione originali.

«L’asportazione delle tenaci ridipinture è stata eseguita gradualmente per strati, ripetendo l’operazione fino allo scoprimento e al recupero dello strato più antico, così come definito dalla Soprintendenza di competenza e dalla commissione di studio» spiega Piovan.

 

Ines Lanfranchi Thomas, Presidente Regionale FAI Veneto, commenta così il restauro appena concluso: «I luoghi del cuore sono luoghi speciali, spesso trascurati e a rischio, attorno ai quali le comunità si stringono, uniscono le forze per ribaltarne le sorti. Dalla “cittadinanza attiva” scaturiscono spesso effetti virtuosi per luoghi identitari, per i quali si desidera tutela e valorizzazione; anche grazie al censimento, il FAI raccoglie le istanze e coopera con le comunità locali per la salvaguardia del patrimonio. Così è accaduto per il Tempio internazionale del Donatore e il suo Crocifisso ligneo. Lavorare insieme: FAI, Intesa Sanpaolo e tutta la rete delle associazioni del Dono, guidate dall’ODV Tempio internazionale del Donatore, ha infatti permesso la tutela di un bene che è anche simbolo di amore e rispetto, verso le persone e il patrimonio».

«Non possiamo che essere grati al FAI per il sostegno finanziario concesso e a tutte le 7.419 persone che hanno votato il Tempio, rendendo possibile il restauro del suo Crocifisso. Quest’opera, che siete tutti invitati a visitare, oltre a una indiscutibile valenza artistica e culturale, trasmette anche un notevole significato storico e simbolico» afferma Gino Foffano, presidente dell’ODV Tempio «per tutta la durata della Prima Guerra Mondiale, infatti, il Crocifisso venne conservato, secondo fonti locali, in una piccola chiesetta lungo la linea del Piave, dove venivano riuniti i corpi dei soldati uccisi al fronte.  L’opera restaurata costituisce un monito contro l’inutile spargimento di sangue e violenza causato da tutte le guerre».

 

 

 

 

 

 

 

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